
Alla fine tutti abbiamo bisogno di punti di riferimento, da scoprire o da ritrovare. Persino in questo cacchio di città. I visi che incontri nella strada che percorri abitualmente, la cassiera del supermercato nel quale ti senti più a tuo agio, un angolo di città che catalizza la tua attenzione, una panchina dove sedersi ed osservare questo angolo di mondo ed imparare ad amarlo. Ma ancora e per ora l’unico riferimento è la mia ostinazione a non voler sentire vedere toccare questo mondo. Mi culla il pensiero di pagine bianche ancora da riempire, della possibilità, dell’altrove, di mondi sfiorati che attendono di svelarsi ai miei occhi.
E’ che una vita non basta, non basta accidenti. La vita è come il cinema. La prima parte è come quei vecchi film muti e in bianco e nero, ti senti triste in uno di quei film, prigioniera di un interminabile autunno, ti manca la parola e la possibilità di far sentire l’eco della tua risata. Ma tieni duro e sei ricompensata con il sonoro e poi ancora con il colore e lo schermo panoramico che dà più respiro ai tuoi sogni e alla tua sete di avventura. Ma ancora non ci siamo. Perché capita, senza che tu possa averne coscienza, di venire risucchiata in una di quelle pellicole francesi d’epoca con scarsi dialoghi dove a parlare è l’immagine. Oppure sei assorbita in una surreale storia di incomunicabilità diretta da Bergman o Antonioni. Tieni duro ancora. La vita cambierà e cambierà pure il cinema che la rappresenta. E hai ragione, ecco che irrompe prepotente nella tua esistenza il cinema degli effetti speciali, dell’audio ad alta definizione, delle animazioni al computer, delle mirabolanti trovate futuristiche che danno una scossa ai tuoi sensi ottenebrati. Ma a volte è troppo tardi, maledizione. Quando arrivano gli effetti speciali, chissà perché tu sei già morta stecchita. Io spero almeno di potermeli godere a lungo.
E’ che una vita non basta, non basta accidenti. La vita è come il cinema. La prima parte è come quei vecchi film muti e in bianco e nero, ti senti triste in uno di quei film, prigioniera di un interminabile autunno, ti manca la parola e la possibilità di far sentire l’eco della tua risata. Ma tieni duro e sei ricompensata con il sonoro e poi ancora con il colore e lo schermo panoramico che dà più respiro ai tuoi sogni e alla tua sete di avventura. Ma ancora non ci siamo. Perché capita, senza che tu possa averne coscienza, di venire risucchiata in una di quelle pellicole francesi d’epoca con scarsi dialoghi dove a parlare è l’immagine. Oppure sei assorbita in una surreale storia di incomunicabilità diretta da Bergman o Antonioni. Tieni duro ancora. La vita cambierà e cambierà pure il cinema che la rappresenta. E hai ragione, ecco che irrompe prepotente nella tua esistenza il cinema degli effetti speciali, dell’audio ad alta definizione, delle animazioni al computer, delle mirabolanti trovate futuristiche che danno una scossa ai tuoi sensi ottenebrati. Ma a volte è troppo tardi, maledizione. Quando arrivano gli effetti speciali, chissà perché tu sei già morta stecchita. Io spero almeno di potermeli godere a lungo.